Salute e Benessere | Verso una Agricoltura Sostenibile Biologica Virtuosa ... "glifosato free"!

Marzo 25, 2021
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Salute e Benessere | Verso una Agricoltura Sostenibile Biologica Virtuosa … “glifosato free”!

Per la serie OGNI TANTO UNA GIOIA: La Toscana diventerà una regione “glifosato free”!  Un bel segnale verso una agricoltura virtuosa.

La regione Toscana ha annunciato che dal prossimo 15 maggio, il glifosato non potrà più essere utilizzato per trattare i campi agricoli del suo territorio.
Questa decisione rientra nell’ambito delle misure previste dal Programma di Sviluppo Rurale (Psr) rendendo, di fatto, la Toscana, una regione “glifosato free”, in netto anticipo rispetto alla linea dettata dall’Unione Europea che vieterà l’uso del diserbante solo a partire dal 15 dicembre 2022.
[Portale ONB – 24 Marzo 2021]

“Attraverso una gestione oculata del territorio, con un occhio attento allo sviluppo consapevole, potremo esercitare un meccanismo virtuoso teso non solo alla salvaguardia ed alla tutela dell’ambiente ma anche e soprattutto della salute del cittadino”
(cit. Stefania Papa, delegata ONB per Toscana ed Umbria)



Cos’è il glifosato?

Il glifosato è un erbicida sistemico non selettivo, entrato in commercio nel 1974, venduto dalla Monsanto col nome di Roundup. Ha  avuto grande successo perché, rispetto ai diserbanti utilizzati all’epoca, era considerato a bassa tossicità, infatti rimane negli strati superficiali del terreno ed è degradato con relativa facilità dai batteri del suolo.
Il suo utilizzo è notevolmente aumentato dalla metà degli anni ‘90 del secolo scorso con l’introduzione delle coltivazioni geneticamente modificate, che sono state rese selettivamente resistenti all’erbicida.
Dal 2001, il brevetto di produzione del Roundup della Monsanto è scaduto e il composto chimico è prodotto liberamente da diverse aziende in tutto il mondo.

Come agisce? 

La sua particolarità è che viene assorbito per via fogliare (prodotto sistemico), ma successivamente traslocato alle altre parti della pianta per via floematica, andando a devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea, cioè le radici.
L’assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore, e il disseccamento della vegetazione è visibile in genere dopo 10-12 giorni.
Il glifosato inibisce un enzima indispensabile per la sintesi degli aminoacidi aromatici, interrompendo una via metabolica necessaria alla sopravvivenza della pianta.

Utilizzo del glifosato

In agricoltura, oltre che per eliminare le infestanti nei campi e frutteti, viene anche disperso sui cereali prima del raccolto per accelerare l’essicamento e facilitare la raccolta delle spighe. Questo soprattutto in paesi dal clima freddo e umido (come il Canada) per evitare lo sviluppo di muffe che producono aflatossine (fortemente cancerogene).
Il glifosato è l’erbicida più usato al mondo, si stima che dal 1974 siano stati utilizzati 8.6 Miliardi di Kilogrammi di erbicidi a base di glifosato (GBHs).
Anche in Italia, un rapporto dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) relativo agli anni 2011 e 2012, ha definito il glifosato come uno degli erbicidi più utilizzati nell’agricoltura italiana. Secondo dati parziali dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Veneto (ARPAV), ad esempio, nel 2007, nella sola provincia di Treviso sono stati impiegati 55.000 chilogrammi di glifosato.

La cosiddetta bassa tossicità del glifosato (perché resta negli strati superficiali del terreno ed è degradato e distrutto con relativa facilità dai batteri del suolo) ha fatto sì che oltre all’impiego in agricoltura, questo prodotto venisse utilizzato anche in ambienti urbani, nei parchi, nei boschi, per mantenere strade e ferrovie libere da erbacce infestanti. Attualmente è ancora l’erbicida più usato al mondo.

Il dubbio sulla sicurezza

Tuttavia, negli ultimi anni sono stati sollevati molti dubbi sulla sicurezza del glifosato che è accusato di essere cancerogeno e interferente endocrino.
Nel 2015 lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro – organismo dell’OMS), dopo un’attenta esamina della letteratura scientifica mondiale, ha classificato il glifosato come “probabile cancerogeno per l’uomo”.
Ma altri organismi si sono espressi in modo opposto e controverso. L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), si è espressa in maniera diametralmente opposta, affermando che il glifosato è “improbabile che ponga un pericolo cancerogeno per l’uomo”. Lo stesso anche il gruppo FAO/OMS sui pesticidi, che ha giudicato “improbabile” che il glifosato assunto attraverso la dieta sia cancerogeno. E ancora l’Agenzia Europea per la Chimica (ECHA) ha affermato che “le evidenze scientifiche disponibili non soddisfano i criteri necessari per classificare il glifosato come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione.
Ma a riaprire la discussione, anche in seguito all’ennesimo rinnovo di 5 anni della licenza per il glifosato da parte dell’ESFA (che scadrà a fine 2022), arriva nel 2019 la pubblicazione dello studio pilota dell’Istituto Ramazzini che ha indagato l’effetto dell’esposizione all’erbicida durante il periodo neonatale, l’infanzia e l’adolescenza. Lo studio condotto sui ratti ha mostrato che i GBHs sono capaci di alterare alcuni importanti parametri biologici, con particolare riguardo allo sviluppo sessuale, alla genotossicità, e al microbioma intestinale.
Infine, arrivano anche le prime sentenze di condanna per Monsanto che deve risarcire un coltivatore che si è ammalato di tumore a seguito dell’utilizzo del Roundup.

E nel frattempo?

In Francia, come previsto da una legge del 2014, è vietato l’uso dei GBHs nella maggior parte degli spazi pubblici (giardini pubblici, parchi, eccetera). La legge sulla transizione energetica del 2015 ha introdotto, a partire dal 2019, il divieto di vendita ai privati del glifosato per uso domestico.

Anche l’Italia ha adottato posizioni prudenziali sul glifosato. Infatti, già dal 2016, è vietato per legge usare GBHs in aree sensibili come parchi, scuole, aree giochi; prima del raccolto nei campi e in quei terreni nei quali la sostanza potrebbe facilmente penetrare nel sottosuolo contaminandolo.
Ricordiamo che questo non vale per il grano di importazione, ad es. canadese, dove invece il prodotto è ancora usato, per garantire una completa essicazione ed evitare lo sviluppo di muffe e aflatossine, già classificate cancerogene. In Italia grazie al clima caldo e secco nella stagione di raccolta del grano non si corre questo rischio e quindi il trattamento non ha ragione di essere effettuato.

La decisione della regione Toscana è un segnale molto importate verso una agricoltura sostenibile biologica virtuosa, a vantaggio non solo della nostra salute ma anche a salvaguardia delle risorse del nostro territorio e della biodiversità!

Speriamo che presto altre regioni seguano questo esempio.

Intanto noi possiamo scegliere alimenti biologici, locali, da piccoli produttori che con amore coltivano prodotti speciali.
Così facendo diventiamo tutti custodi del futuro!

 

Fonti:
Ordine dei Biologi
Istituto Ramazzini
Environ Health. 2019; 18: 15

 


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MAURA BOZZALI

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